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Ho letto l'ultimo libro di Raffaele Ascheri, "La casta di Siena" e, piuttosto che recensirlo, mi è sembrato interessante rivolgere all'Autore alcune domande nate dalla lettura del volume.
Introduco la mia chiacchierata con Raffaele riportando alcune notizie: tutte le 1500 copie che Raffaele Ascheri aveva fatto stampare e che poi ha personalmente distribuito nelle librerie di Siena sono andate esaurite in breve tempo. In assoluto il libro più venduto in Città nel mese di Dicembre. A questo marcato interesse di pubblico è corrisposto un silenzio pressoché unanime da parte dei mezzi di informazione locali. Giornali, radio e canali televisivi cittadini non hanno fatto menzione del "fenomeno editoriale", nemmeno per criticarne forme e contenuto. Abbiamo quindi voluto essere noi di
Prendere Parola a coprire la notizia, ritenendo che, comunque la si pensi, non è mai giusto, né tantomeno professionale, ignorare ciò che muove un interesse così diffuso.
Raffaele, sull'onda del lavoro di Rizzo e Stella col libro "La Casta", ha fatto le pulci, con uno stile e un approccio suoi, all'establishment locale, tratteggiandone un ritratto impietoso.
Politici e giornalisti, ma anche prelati e amministratori sanitari. L'autore ha documentato e messo nero su bianco quel che siamo oramai abituati a sentire nei salotti, nei bar e agli angoli di strada. Libro alla mano gli si potranno muovere critiche di ogni genere, ma non gli si potrà certo rimproverare mancanza di coraggio.
Il pregio innegabile di questo libro sta nell'aver espresso pubblicamente un parere dissonante, e l'averlo ignorato non è di nessuna utilità, né per la "casta" senese, né per la stampa locale: i dati e le informazioni possono o non possono essere smentiti a seconda che le critiche fatte siano o non siano ben documentate. Però rifiutare il confronto fa sempre una brutta impressione e, nel caso, non rende giustizia alla sportività e allo
humor dei criticati.
Onore dunque al merito dell'autore, anche solo perché chi tace in pubblico dovrebbe farlo anche in privato, e smettere di lamentarsi per ogni cosa nascondendo la bocca dietro la mano.
Passiamo ora all'intervista.
D.: Raffaele, iniziamo con "l'ambientalismo alla senese": il caso Monticchiello e la geotermia amiantina. Spesso le ragioni che vengono portate a sostegno di decisioni in merito a grandi interventi urbanistici, infrastrutturali e viari sono quelle dell'occupazione, dello sviluppo e del miglioramento della qualità della vita in generale. Tu sembri molto scettico sulla veracità di queste motivazioni... Ci potresti spiegare quali sono, secondo te, le ragioni reali dei tanti progetti di cui si sta parlando o di cui già si vede la realizzazione?
R.: Affermo solo una cosa che, politicamente, è incontestabile, se si ha onestà intellettuale: se quello che è stato fatto nel territorio di Siena negli ultimi anni fosse stato deciso da un governo locale di centro-destra, il centro-sinistra del Senese sarebbe insorto, e questo basti. La politica di ipercementificazione è propria di Berlusconi (che non a caso viene dal mattone, come si sa); è peculiare di Caltagirone, che dal mattone ha costruito il suo impero, che tanti legami ha con il Mps di oggi. A Monticchiello c'erano 22 villette da edificare, sono diventate 95!! Si può parlare di "ecomostro" o meno, ma la deriva speculativa è assolutamente innegabile. E i verdi locali? Essendo alleati a tutti i livelli, hanno un atteggiamento che definire ambiguo e ondivago sarebbe riduttivo: come ho scritto, quello dei verdi locali è un vero "psicodramma".
D.: Tu parli pochissimo della sanità senese, limitandoti a citare un recente e noto fatto di cronaca. Questo significa che l'ospedale le Scotte va esente da critiche per quanto riguarda la gestione del potere da parte della "Casta"?
R.: È vero, nel libro c'è poco sull'ospedale (che a livello politico è di pertinenza regionale, per questo il Corriere di Siena - lodevolmente - ha fatto le sue giornalate...); ci sarà senz'altro di più nel prossimo libro...
D.: In merito alla Moschea di Colle affermi che il Sindaco Brogioni non concesse il referendum e che "si è dovuto assistere alla discutibile scena dei diessini locali che esultavano perché un tribunale - quello di Poggibonsi - aveva impedito ai residenti di esprimersi". Ma visto che lo statuto comunale di Colle sancisce alcuni precisi diritti in merito alle modalità in cui la cittadinanza può prendere parola rispetto alle questioni rilevanti sul piano locale, ci puoi spiegare cosa intendi quando affermi che l'esercizio di questo diritto è stato negato? Pensi che la nuova legge regionale sulla partecipazione possa essere uno strumento valido per garantire ai cittadini di non essere esclusi dalle decisioni su grandi interventi quali l'aeroporto di Ampugnano?
R.: Fassino dipingeva uno scenario in cui il Partito democratico - a livello locale - avrebbe fatto un referendum su ogni questione dirimente: la Moschea non lo è? E lo dice uno che - se a Siena ci fosse una realtà simil Veneto leghista - scenderebbe in piazza con i musulmani, sia ben chiaro, e che conosce l'Islam (ci ho fatto anche una conferenza meno di un anno fa) parecchio meglio di tanti che ne parlano, a Colle come altrove. Su come siano state gestite le cose, constato amaramente che il tempo mi sta dando impietosamente ragione, senza neanche dover aspettare anni ed anni...Sulla novità a livello regionale, non saprei proprio; vedo però che a Piancastagnaio le 870 firme raccolte da una lista civica per un referendum sulla geotermia sono state considerate carta straccia, in barba anche allo Statuto pianese, a quanto risulta!
D.: Nel tuo libro critichi aspramente il sistema dell'informazione locale, affermando che abbraccia e sostiene in maniera quasi del tutto univoca le posizioni del potere senese. Stampa di partito piuttosto che voce critica. Qual è secondo te la causa reale di questo scarso pluralismo? È qualcosa di collegato al potere e alla casta oppure l'offerta editoriale soddisfa così com'è il pubblico senese?
R.: Problema stampa (e radio, e televisione) locale; non parlo del libro - mai recensito da nessuno, nemmeno in modo negativo - ma parlo della manifestazione contro Ampugnano: La Nazione neanche mezzo rigo, proprio come sotto i regimi. Se ci vogliamo consolare, io sarei stato come minimo arrestato per quello che ho scritto, qui invece non è successo: se ci basta per consolarci, consoliamoci...il pubblico dei lettori - in generale - si forma anche per come lo abitui. Certo a Siena ha più diritto di parola sulla stampa (e in radio, e in televisione) un mezzo fantino che corre tre prove in vita sua, che non tanta gente che avrebbe molte cose intelligenti da dire. Poi c'è una triste conventio ad excludendum che va di padre in figlio; prima ancora che scrivessi La Casta di Siena, nei mesi precedenti - per un mio libro precedente, pubblicato dalla Kaos - sono stato intervistato da Radio Radicale, da Matrix, da Enigma, hanno scritto di me Il Corriere della sera, Il Venerdi di Repubblica e altri giornali nazionali; a livello locale, nessuno mi ha chiesto mezza intervista. Perché? Eppure il tema del libro (le false apparizioni della Madonna di Medjugorje) non credo che spaventasse più di tanto gli oligarchi senesi...
D.: Aiutami a capire meglio la "psicologia senese": mi è capitato spesso di sentire amici dire che prendere parola a Siena espone a dei "rischi" professionali se non sociali, giustificando così la loro poca propensione a esprimersi pubblicamente. Sia che questo sia un timore ingiustificato, sia che si tratti di una preoccupazione con qualche fondamento, sembrerebbe che una simile inclinazione all'omertà sia sproporzionata rispetto ai rischi che si possono correre qui da noi. Secondo te qual è la ragione di quest'atteggiamento passivo e quanto è diffuso veramente?
R.: La paura c'è, l'omertà è la più scontata delle conseguenze. Forse è spropositata, perché a Siena non si muore per la verità (speriamo, almeno...), ma di certo si perdono i posti di lavoro, o si rischia seriamente di perderli. Certo tanti cuor di leone non si vedono! Io ho scritto quello che ho scritto perché ho la coscienza pulita, un lavoro non controllabile dagli oligarchi in nessun modo (e un Preside intelligente), un po' di coraggio: il rischio era che il libro restasse semiclandestino, ma dopo aver esaurito le 1500 copie non credo che vogliano fare di me un martire, sarebbe controproducente per loro stessi.
D.: Nel tuo libro le critiche non si risparmiano: pure se il focus, a me sembra, è rivolto all'attuale maggioranza politica di Siena, elementi critici vengono sottolineati anche a carico dell'opposizione. Fatto sta che ad oggi il tuo libro corre il rischio di essere strumentalizzato proprio dall'opposizione. È qualcosa che avevi previsto? In questa realtà esiste secondo te una ricetta per veicolare un'informazione il più possibile neutrale?
R.: Rischio strumentalizzazioni; il pericolo c'è, indubbiamente. Credo sia inevitabile correrlo, ma quando - come dicevo - uno ha la coscienza pulita, le critiche lasciano il tempo che trovano. Io - tanto per dirne una - non ho mai, dico mai, parlato con Piccini prima dell'uscita del libro; mio padre l'ha visto quando era già in stampa, e mi ha sommerso di critiche (restate inascoltate). Chi mi conosce queste cose le sa benissimo, gli altri si arrangino!
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