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Quale miglior argomento per un sito che si intitola prendere parola degli sforzi del governo di (ri) regolare l'informazione?
Sto parlando del cosiddetto disegno di legge Prodi Gentiloni sull'editoria, o più precisamente della "Nuova disciplina dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale".
L'editoria è certamente una materia complessa che a prima vista può sembrare distante dal lavoro volontario di chi scrive sulla rete, ma non è affatto così.
Qualcuno ha letto nei contenuti del nuovo provvedimento un tentativo del governo di limitare la libertà di parola sulla rete, altri, forse più giustamente, hanno parlato della costante incapacità dei governi di comprendere le dinamiche di Internet. Per cercare di capire cosa è successo, ecco una piccola cronologia degli eventi:
il 12 ottobre 2007 il Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente del Consiglio, Romano Prodi: approva "un disegno di legge per la nuova disciplina dell'editoria quotidiana, periodica e libraria, che conferisce al Governo una delega per l'emanazione di un testo unico finalizzato al riordino dell'intera legislazione del
settore(...)".
Il 17 ottobre il sito
Civile.it riporta un'allarmata lettura del DdL dove vengono riportati e commentati parti del disegno , in particolare gli Art. 2, 5 e 7, ma su questo tornerò dopo. Il 19 ottobre il ben informato punto-informatico.it pubblica la
notizia , che compare presto anche sulle pagine web de La Repubblica. A questo punto interviene anche Beppe Grillo sul suo frequentatissimo Blog, con parole di fuoco contro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi, il quale, solo dopo l'intervento di un comico naturalmente(!) si sente a questo punto in dovere di intervenire sulla
questione.
Il resto della storia è noto forse anche a chi non ha voglia e tempo di spulciarsi i Blog, visto che è passato alle cronache dei giornali nazionali: i ministri Di Pietro e Gentiloni, quest'ultimo ministro delle Comunicazioni(!), si sono dissociati dal DdL spiegando non aver preso visione del testo. Quale testo? Vediamolo:
I contenuti più dibattuti del contestato e credo presto superato
DdL si trovano all'Art. 2 che considera prodotto editoriale "qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso", all'art. 5 che considera l'attività editoriale anche quella svolta in forma ""in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative"; all'art. 6 che impone la laboriosa e costosa iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) per "tutti i soggetti che esercitano l'attività editoriale". Ma è soprattutto l'art. 7 (Attività editoriale su internet) ad essere criticato poiché prevede che l'iscrizione al ROC rilevi "anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa", ed al secondo comma dello stesso articolo prevede che si consideri responsabile delle attività "colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni".
Che cosa significa tutto questo? Che i redattori di questo sito sono responsabili, secondo le norme sulla responsabilità per i reati a mezzo stampa, anche per i commenti lasciati dai nostri lettori.
Bello no? Ora diviene più chiaro il significato dell'alzata di scudi sul provvedimento, e le conseguenti smentite da parte dei ministri stessi (anche loro hanno dei Blog).
Tutto risolto dunque? Il tam tam della rete ha funzionato? Non esattamente. Il nuovo art. 7, come ha annunciato lo stesso sottosegretario Levi durante l'audizione in Commissione Cultura
www.camera.it dovrebbe prevedere l'aggiunta di un ulteriore comma : "Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione al registro degli operatori della comunicazione i soggetti che accedono a internet, o operano su internet, in forme o con prodotti come i siti personali o a uso collettivo che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro".
Questo mette a riparo molti prodotti (editoriali), come quello che state leggendo. Fermo restando che questo sito non decida di divenire "un'organizzazione imprenditoriale del lavoro", e di esercitare quindi una sleale, oltrechè pericolosa, concorrenza verso l'editoria tradizionale. La stessa che gode di 700 milioni di euro di finanziamenti pubblici annui, ma questa è un'altra questione
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