Dispiace essere per una volta tra coloro che hanno modo e informazioni per dire che Report di Rai 3 e la Sig.ra Gabanelli hanno fatto, almeno nella puntata nella quale parlavano di biogas (a tutto biogas, domenica 10 aprile 2011), pura e semplice disinformazione.
La qualità delle informazioni utilizzate dalla redazione per confezionare il servizio è palesemente scarsa.
Esperti di militanza che discettano di questioni agrarie (i conti fatti sul “retro delle scatole di fiammiferi” vanno bene nelle conversazioni da bar, non nell’affrontare cose complicate come la politica bioenergetica), sponsor dell’isolazionismo economico (magari però pensano di essere filo-terzomondisti…) come Alberto di Fazio (Cfr.: un libro introvabile su ibs e amazon, nonché su googel books), novello Mago di Brozzi (citazione per iniziati).
Posso portare a testimoni vari amici ed ex colleghi di università, oggi astrofisici professionisti per attestare che essere astrofisici e capire qualcosa della filiera agroindustriale sono cose senza relazione. Mi lascia potentemente sconcertato l’uso di una lavagna con quattro scarabocchi come scenografia. Qual’è il messaggio? Il saggio, lo scienziato, il guru che vaticina facendo uso di oscuri simboli iniziatici? Non so perché, ma quel pezzo dell’intervista mi ha ricordato quel (famoso) chimico che ha citato il CERN di fronte a un tribunale (forse la corte suprema di stato?) delle Hawaii perché temeva che il large hadron collider fosse una potenziale macchina “fine del mondo” (Cfr.). Penoso! Calcoli alla grossa portano a conclusioni grossolane o, come dicono gli informatici, “garbage in -> garbage out”: se parti da delle premesse spazzatura ottieni solo conclusioni spazzatura.
La questione del biogas doveva essere affrontata in modo più serio, da una delle poche trasmissioni che in Italia fanno ancora informazione. Vediamo invece come ciò non è stato fatto.
1) La Sig.ra Gabanelli parla più volte di “bruciare”. È un errore banale e comune: nei digestori anaerobici non si brucia biomassa. Ciò che avviene è che il gas ottenuto dalla fermentazione, niente altro che metano, viene bruciato in un motore per alimentare una turbina. Si tratta dunque di una combustione con una bassissima produzione di fumi. Gli impianti a biomassa combustibile non vengono quasi nemmeno presi in considerazione nell’attuale scenario bioenergetico, perché hanno senso solo dove la biomassa lignea (praticamente non metanogena), come sottoprodotto della lavorazione del legname, è abbondante. Non è il caso dell’Italia.
2) Nella trasmissione si fa tutta una manfrina sui terreni sottratti alla filiera alimentare, cosa che ci porterà alla morte per fame. Assurdo: si è voluto prendere in esame un territorio particolare, dove si produce foraggio per le vacche da latte e dove la redditività dei terreni è elevata. Invito quei signori ad analizzare anche situazioni diverse. Sono testimone diretto delle condizioni dell’agricoltura toscana. Qui la scelta non è tra filiera energetica e quella alimentare, ma tra il biogas e l’ABBANDONO DELLE TERRE. Cento chili di grano duro vengono oggi (quotazione del 25 maggio 2011) circa 23 euro. Il che vuol dire che un Kg di grano costa 23 centesimi di euro, ovvero circa un decimo di un Kg di pasta. Quest’anno si prevede che, qui da noi, il costo di produzione sarà leggermente superiore al valore del prodotto, nel migliore dei casi. Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando della fine dell’agricoltura in campo aperto e dell’abbandono dei seminativi, soprattutto col volgere alla fine della contribuzione diretta PAC. Come se non bastasse, quella che Report sembra difendere è la filiera alimentare squisitamente industriale, fatta di allevamenti intensivi (una delle attività umane più inquinanti in assoluto) e di alimentazione forzata con farine secche. Domando di nuovo: di cosa stiamo parlando?
3) La Sig.ra Gabanelli si pregia di parlare di “qualità”. Sottointendendo che, siccome noi facciamo energia con i nostri prodotti agricoli, ALLORA (nesso causale stretto) poi ci tocca di mangiare i prodotti di bassa qualità importati. Che i prodotti d’importazione siano spesso di qualità inferiore è indubbio, ma ciò non impedisce alla filiera alimentare di usare solo quelli, in modo da poter aumentare la redditività di pasta, pane, latte, ecc. a dismisura con l’unico beneficio per il consumatore di fargli mangiare cose pessime a prezzi bassi. Così sta morendo la nostra agricoltura di qualità: chiedetelo a chi fa formaggi in regime non intensivo e con le bestie brade! Per fare qualità agroalimentare (nel mio caso personale vino e olio ma in generale allevamenti all’aperto, confetture e ortaggi realizzati con prodotti locali, ecc.) c’è bisogno di investire soldi e un settore agricolo in ginocchio non ha le risorse che lo possono portare ad essere competitivo, né con i prezzi imposti dalla grande distribuzione e dai grandi produttori, né, tantomeno, con i concorrenti francesi ed europei.
Per questo la destinazione di parte della oggi semi-inutile superficie seminativa al biogas salverà forse l’agricoltura italiana, indirizzandola là dove deve puntare per sua natura: sull’altissima qualità. Per di più, queste sono le stesse persone che vorrebbero l’eliminazione della PAC per favorire i produttori del terzo mondo. Benissimo, allora cosa dovremmo fare del nostro territorio? Sterpaglia a perdita d’occhio? È questo l’imminente futuro? Ben venga l’eliminazione della PAC: viviamo in un mercato viziato. Ma insieme alla PAC devono sparire le leve dello strapotere della grande distribuzione, soprattutto quelle che usano come una clava contro fornitori e lavoratori (e.g. la possibilità di importare vitelli vivi e poi ).
4) Nel servizio si fanno diversi conte campati in aria. Per esempio si paragona l’uso della granella di mais alimentare con quella a finalità energetica, tacendo che nella filiera energetica non viene usata la sola granella, ma tutta la pianta cosa che aumenta il rendimento a ettaro in modo cospicuo. Un po’ di precisione, ragazzi…
5) Un’altra informazione tendenziosa è quella sulla resa degli attuali impianti. È vero che oggi senza la tariffa incentivante non converrebbe produrre energia da biogas. La benzina è oggi la forma energetica meno costosa che esista. Cosa vuol dire questo? Che dobbiamo aspettare a investire nelle bioenergie quando la benzina costerà 100 euro al litro? Già negli ultimi anni il rendimento dei digestori anaerobici è aumentato enormemente. In Germania, paese che molto investe sul decentramento e la diversificazione energetica (e che, è notizia d’attualità, ha annunciato di voler rinunciare al nucleare) sono oggi attivi migliaia di impianti a digestione anaerobica (cfr. È noto che niente si fa in Germania, senza averne valutato le implicazioni economiche anche a medio termine.
6) Assurdo il calcolo fatto da di Fazio sul terreno globale dedicato tutto alle bioenergie. È ovvio che le bioenergie non sono né la panacea di tutti i mali, né IL MALE. In un’ottica di sviluppo della tecnologia e di diversificazione energetica sono solo un tassello del puzzle, che in Italia si continua a non iniziare a costruire, dell’energia decentrata del futuro.
Inutile continuare, perché mi pare di aver chiarito il mio punto.
Voglio solo segnalare all’attento lettore, che la “Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2008 sull’agricoltura sostenibile e il biogas” recita al punto 1. “[il parlamento europeo] riconosce che il biogas rappresenta una risorsa energetica essenziale che contribuisce allo sviluppo economico, agricolo e rurale sostenibile e alla protezione dell’ambiente; [...]“.
È un documento importante che, forse, la redazione di Report si sarebbe dovuta prendere il disturbo di leggere…
E ora, come sempre, dite la vostra, che ho detto la mia.
Alcune letture:
- Qui la trascrizione integrale della trasmissione Report A tutto Biogas
- http://www.ecoblog.it/post/4176/biogas-in-europa
- http://www.rinnovabili.it/biogas-leuropa-indaga-il-suo-potenziale-di-produzione-403237
- e i libri: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C5M%C5Z%D5%D1&url=search-alias%3Daps&field-keywords=biogas&x=0&y=0
